Il Consorzio

IL CONSORZIO

Il Consorzio dei Produttori del Peperoncino di Calabria SOCIETA' COOPERATIVA AGRICOLA nasce nel 2016, per volontà di un imprenditore locale, Pietro Serra, che ha promosso e tutt’ora gestisce il Consorzio dei Produttori del Peperoncino Calabrese, in qualità di Presidente.

Alla costituzione del Consorzio  ha contribuito un gruppo di aziende agricole da tempo dedite alla coltivazione di peperoncino, imprenditori e professionisti della Regione Calabria con la finalità di produrre ortaggi di qualità ed in particolare di valorizzare il peperoncino, tutte le sue lavorazioni e i suoi impieghi o utilizzo, al fine di fargli ottenere il giusto riconoscimento economico sul mercato regionale, nazionale ed internazionale attraverso la produzione di un’“Agricoltura di Qualità”.

Attualmente il Consorzio è costituito da 16 soci, tra cui aziende agricole e di trasformazione del prodotto, localizzate prevalentemente nel territorio della valle dell’Esaro, zona situata nella parte settentrionale della Calabria in provincia di Cosenza, ma presenti in tutta la Regione Calabria.

L’obiettivo del Consorzio è di sensibilizzare un territorio più vasto, coinvolgendo altre aziende calabresi, con lo scopo di promuovere la cultura del peperoncino, offrire al mercato un prodotto sicuro dal punto di vista igienico, controllato e tracciato lungo tutta la filiera produttiva garantita da tecniche di coltivazione integrata e sostenibile.

I metodi di coltivazione utilizzati dalle aziende aderenti al Consorzio ci permetto di differenziare le produzioni e di fornire prodotto convenzionale, sostenibile e biologico coprendo così le diverse esigenze di mercato.

Il prodotto ottenuto è destinato per lo più a grandi aziende di trasformazione che lo esportato anche in Europa.

 

Il Peperoncino e il Legame con la Calabria:

Il legame del prodotto con il territorio è dimostrato da numerose testimonianze storiche. Citato in diverse opere, da Tommaso Campanella (1568-1639), filosofo domenicano di origini calabresi, Vincenzo Padula (1819-1893), giornalista e scrittore calabrese, Vito Teti (contemporaneo), professore ordinario di antropologia culturale all’Università degli Studi della Calabria.

Il “Calabresissimo Peperoncino”, così denominato da quest’ultimo, esprime un profondo legame con questa Regione d’Italia.

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Il  primo  riferimento  preciso  sull'utilizzo  del «Peperoncino di Calabria»  si ritrova nel Medicinalium iuxta propria principia (1635) di  Tommaso  Campanella,  filosofo  domenicano  di  origini calabresi vissuto  a  cavallo  tra  il  XVI  e  il XVII secolo. Nella sua opera Campanella  definisce  il  peperoncino  «piper  rubrum indicum» e gli dedica  un  ampio  spazio in quanto lo considera salutare per la cura del corpo.  La presenza fissa del «Peperoncino di Calabria» e' confermata anche dalla  Statistica  Murattiana  del  1811. Nella sezione dedicata alla «Caccia, pesca ed economia rurale» della Calabria, l'indagine riporta le tecniche in uso per conservare la carne distinguendo, chiaramente, «la manifattura dei popolani che usano sale e peperoncino ...i».   Nella  seconda  meta'  dell'Ottocento  il  giornalista  e scrittore calabrese   Vincenzo   Padula  riporta  nel  suo  fondamentale  testo «Calabria   prima   e   dopo  l'Unita»,  che  il  peperoncino  veniva soprannominato  il  «lardo  della  povera gente» per il largo consumo nell'alimentazione  nonche' come merce di scambio per il popolo in un regime  di  baratto  («il  popolo  non vede mai denaro: e' pagato con fichi di scarto e peparoli»).Agli   inizi  del  1900  il  peperoncino  e'  considerato  alimento fondamentale   dell'intera   Calabria.  Il  prete  calabrese  Lorenzo Galasso,  nella  sua  opera  «Arabi  e  beduini d'Italia», segnala, a proposito delle abitudini alimentari degli abitanti di Mileto, che il loro  pasto  consisteva  in  «pane  nero  e  duro,  erbe  selvatiche, peperoni,  cipolle,  agli,  che  mangiano avidamente e sono fortunati quando ne hanno». Ancora  negli  anni  50  del  secolo  scorso  in  alcune zone della Calabria  il  peperoncino  rappresentava l'unico condimento nei pasti frugali  della  povera  gente.  In  una nota di viaggio del 1958 lo scrittore  calabrese  Corrado  Alvaro  segnala che nei mercati locali erano  venduti  «certi  pesci  colore  acciaio  conservati  sotto una polvere di pepe rosso».

Teti,  autore  della fondamentale «Storia del peperoncino», nel dedicare  centinaia  di  pagine  al  legame di questo prodotto con la Calabria, utilizza l'espressione «calabresissimo peperoncino». E' altresi' importante notare come la denominazione «Peperoncino di Calabria»  sia  indicata  non  solo  nel  linguaggio  comune  e nelle transazioni   commerciali  ma  anche  nella  letteratura  scientifica (Siviero e altri, Informatore agrario n. 46/2004).

Le attivita' legate alla  coltivazione  del peperoncino hanno segnato non solo l'economia locale  ma  anche l'aspetto delle case rurali e di quelle dei piccoli paesi  nelle  campagne  calabresi, dove non esiste abitazione che non abbia  una  treccia  di peperoncini appesa alle porte e alle finestre per  consentirne  l'essiccazione e averne una scorta sempre a portata di mano. Il  «Peperoncino  di  Calabria»  e' prodotto in aziende agricole di dimensione   medio-piccola,   che   utilizzano  quasi  esclusivamente manodopera familiare. Cio'  ha  consentito  un  uso  inalterato  di tecniche costanti, ha garantito  una  continuita'  nella  tradizione,  ha  evidenziato  una specializzazione   professionale  rimasta  inevitabilmente  legata  a risorse    umane   difficilmente   reperibili   in   altri   contesti territoriali.  Le competenze specialistiche risultano particolarmente importanti  laddove si riscontra l'intervento della manualita': dalla coltivazione  della  pianta,  alla  raccolta  delle bacche, fino alle operazioni  di  essiccazione,  di  intreccio  e  confezionamento  del prodotto.

Il  prodotto  evidenzia  un  legame  culturale  con  il  territorio attraverso  la sua presenza in molte fiere e sagre locali. Tra queste si  segnala  il  «Festival  del  peperoncino», organizzato a Diamante dalla  «Accademia  del peperoncino» nei primi giorni di settembre: La manifestazione,  finalizzata  alla  promozione  del  peperoncino,  ha acquistato   ormai   fama  internazionale  e  attira  ogni  anno  una larghissima  partecipazione di pubblico e di specialisti. Il festival rappresenta  anche la piu' rinomata occasione per la degustazione del prodotto. Un  «Museo  del peperoncino», creato a Maiera', contribuisce a dare rinomanza al «Peperoncino di Calabria». Molte  sono  inoltre  le preparazioni che vedono il «Peperoncino di Calabria»  come  ingrediente  fondamentale  e che moltiplicano la sua gia'  indiscussa  reputazione.  Preparazionie  di  conserve  ittiche: acciughe   e   sarde   al  peperoncino,  rosamarina  o  sardella;  di salumi:salsiccia, soppressala, pancetta, capocollo, salato, nduja.

Il «Peperoncino di Calabria» entra prepotentemente nella cucina del territorio,  improntandone la caratterizzazione di fondo. Sono almeno un  centinaio  i  piatti  tipici nei quali il prodotto e' ingrediente fondamentale,  dai  primi  :  il  morseddu,  la licurdia, la zuppa di cipuddizze,  i  cannaruozzoli,  i  fusilli  alla  silana,  ecc.;), ai secondi  : la carne incantarata, i frittuli, le mazzacorde, l'agnello con  i  muscari,  lo  spezzatino di capra, il capretto alla calabrese ecc.;  ai  contorni  :  le  olive  fritte,  le  olive  ammaccate,  la chiculliata,  l'insalata  di  alici  crude  o  i  cavoli  con  patate schiacciate;).  A  Diamante viene da anni servito anche un «gelato al peperoncino».  Il  profondo radicamento del «Peperoncino di Calabria» nella  cultura  alimentare  del territorio si puo' percepire, infine, dalla  singolare  quanto  diffusa  usanza di tenere disponibile sulla tavola  una  manciata  di  peperoncini da aggiungere con disinvoltura alle  pietanze  piu'  disparate. Tutto questo ha fatto dire a V. Teti che  «e' raro trovare un piatto, fresco o conservato [...] in cui non appaia,  in  dose  moderata  o  esagerata  il  peperoncino  fresco  o essiccato  e  poi  macinato.  La  tipicita'  alimentare  calabrese e' impensabile senza l'uso del peperoncino».

tratto da http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=6&art.versione=1&art.codiceRedazionale=07A10431&art.dataPubblicazioneGazzetta=2007-12-15&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=0

La valle dell'Esaro

Il cuore pulsante del Consorzio è il territorio della Valle dell’Esaro. La valle dell’Esaro è un territorio della Calabria che vanta una grande produzione di peperoncino, coltivato tradizionalmente in questa zona ormai da molti decenni tanto da essere entrato a far parte della cultura e delle tradizioni delle popolazioni del posto.

Le particolari condizioni climatiche, l’orografia e la composizione dei terreni esaltano le caratteristiche organolettiche del peperoncino coltivato in questa regione della Calabria rendendolo particolarmente adatto al consumo sia come prodotto fresco che per l’impiego in numerose lavorazioni (preparazioni di salse, conserve, essiccazione, ecc.).

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Una  delle caratteristiche principali del «Peperoncino di Calabria» e'  la sua elevata piccantezza.La letteratura scientifica e' concorde nell'affermare  che alcuni fattori climatici esercitano una influenza determinante  su  questa  piccantezza.  Tra questi sono da annoverare principalmente  la  temperatura  elevata, lo stress idrico e il basso tenore di umidita' ambientale.   Al  riguardo,  si  puo'  agevolmente constatare come il peperoncino piccante  abbia trovato in Calabria le condizioni migliori per il suo sviluppo. Il clima della regione e' classificato dai climatologi come di  tipo  «0»  o  marittimo,  in  quanto presenta un intervallo molto contenuto  di  variabilita'  tra  la  temperatura media del mese piu' caldo  e  quella del mese piu' freddo. In particolare, in Calabria si riscontra  un  dato medio annuale di eliofania considerevole al quale si associa un valore di radiazione globale altrettanto significativo, con  punte per entrambi i parametri notevolmente piu' alti e nei mesi estivi   allorche'   la   coltura  e'  in  pieno  svolgimento.  Tanto l'eliofania  che  la  radiazione  globale condizionano la temperatura dell'aria,  i  cui  valori  medi  annuali,  quali  possono  desumersi dall'andamento  abbastanza  regolare delle isoterme che vanno dai 10° gradi  C  delle  zone  montane  ai  18°  gradi  C  delle zone marine, rimangono piuttosto elevati.   Inoltre, sia la distribuzione pluviometrica che l'umidita' relativa appaiono  concentrate nei mesi da novembre a marzo, quando la coltura non e' ancora presente o e' al termine.E'  da  aggiungere  che le gelate tardive sono rarissime, mentre le ondate  di  calore  intenso,  che  comportano  aumenti persistenti di temperatura al di sopra dell'usuale media mensile sono periodicamente riscontrabili in determinate localita'.   Tali  condizioni  nel  loro  insieme  favoriscono  la  coltura  del «Peperoncino  di Calabria» consentendogli di assumere quelle speciali qualita'  organolettiche  che  lo  rendono unico.

tratto da http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=6&art.versione=1&art.codiceRedazionale=07A10431&art.dataPubblicazioneGazzetta=2007-12-15&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=0